Il 7 Agosto di trent’anni fa, due piloti entrarono nell’olimpo del Motocross! Il tracciato era quello storico di Namur, la gara era quella del Mondiale Motocross classe 500, i piloti erano Eric Geboers e Hakan Carlqvist.
Con Matteo Portinaro, ripercorriamo quella storica giornata che segnò la storia del motocross mondiale e di due indimenticabili piloti.
Nell corso della nostra esistenza ci sono giornate che valgono una vita intera. Attimi che solcano l’anima e ci fanno sentire vivi come non mai. Per arrivare a quei momenti bisogna però passare attraverso il duro lavoro, le difficoltà e i sacrifici che la vita ci pone davanti. Questa è la storia di due destini che si sono incrociati in una giornata destinata a fare da spartiacque nella storia del motocross, di due campioni che hanno offerto a questo sport qualcosa di prezioso, unico e leggendario. E di quest’ultimo termine non ne abusiamo, perché quello che Eric Geboers e Hakan Carlqvist realizzarono esattamente 30 anni or sono rimane ad oggi qualcosa di irripetibile.
Namur, Belgio. E’ il 7 agosto 1988. Penultima prova del Mondiale classe 500. Siamo alle battute conclusive di un campionato che sta per regalare al belga Geboers il titolo della mezzo litro. Dopo un avvio di stagione in sordina, l’alfiere del Team Honda HRC è stato in grado di rimontare, prendendosi la leadership del campionato ai danni del compagno di squadra David Thorpe. Il britannico rientra proprio nella prova della Citadelle, dopo alcuni GP saltati a causa di un infortunio, nel disperato tentativo di rimandare la festa di “The Kid”. Eric è infatti ad un passo dalla conquista del quarto alloro mondiale, ma soprattutto dal diventare il primo pilota nella storia a vincere almeno un campionato in ogni cilindrata. Tutti gli occhi sono su di lui, ma quel dì non sarà l’unico a entrare nella leggenda.
Già, perché Hakan Carlqvist, due volte campione del mondo, giunto ormai alle ultime gare agonistiche prima di appendere il casco al chiodo, ha nella testa un sogno che culla dentro di sé da tanto tempo. Vuole chiudere la carriera con una vittoria perentoria, e quindi quale occasione ci potrebbe essere meglio di Namur? Lo svedese ha 34 anni, i segni sul corpo delle innumerevoli battaglie affrontate in quasi 15 anni di militanza nel Mondiale motocross. Mentre da una parte Geboers si appresta ad una gara da calcolatore, con l’intento di non rimanere invischiato in possibili guai, Carlqvist prepara meticolosamente la sua Kawasaki per ottenere l’ultimo successo. Si sente carico come non mai, quasi come se gli acciacchi di una vita trascorsa a combattere sempre in costante inferiorità tecnica fossero d’improvviso venuti meno. Lo svedese, che corre da due anni con un suo team privato, ha addirittura deciso di posizionarsi lontano dal parco giochi dove al tempo veniva allestito il paddock per i piloti, sistemandosi nel bosco di Namur, distante da ogni possibile distrazione. Anche il fratello, che svolgeva il compito di segnalatore, si sarebbe posizionato in un punto del bosco lontano da tutti. Una scelta che sembrò quasi assurda, ma che risultò un dettaglio non indifferente per dare il là al successo di “Carla”.
Scatta la prima manche, con Carlqvist che si installa davanti al resto del gruppo, dettando subito il ritmo. Ad inseguirlo c’è David Thorpe, mentre Geboers mantiene fede alle attese della vigilia, partendo in maniera cauta, intorno alla decima posizione. Hakan intanto è un ciclone che scatena la sua furia guidando fin dalle prima battute come un ossesso, tracciando linee meravigliose su quella che da sempre è la pista più ostica dell’intero circus mondiale. Dopo quattro giri, l’inglese Thorpe urta un paletto di legno, provocandosi la frattura dello scafoide, lasciando definitivamente strada allo svedese. Nonostante un vantaggio di tutta sicurezza, Carlqvist continua a spalancare il gas con veemenza, guadagnando costantemente su chiunque altro avversario. Verrebbe da chiedersi perché un pilota di cotanta esperienza perseveri nell’accollarsi rischi ad ogni metro, quando basterebbe controllare l’ormai cospicuo vantaggio. Il motivo c’è: lo svedese vuol compiere un gesto mai realizzato da nessuno. Tutto si concretizza a poche tornate dal termine. “Carla” sa di aver acquisito un gap sul secondo che sfiora i 45 secondi, così può permettersi di coronare quel sogno celato a lungo: nella zona dello Chalet, appena prima del rettilineo asfaltato, dove il numeroso pubblico presente sosteneva a gran voce i propri idoli, Hakan all’improvviso accosta a bordo pista. Spunta una mano, quella del fratello, che gli sporge un bicchiere di birra. Lo svedese alza la mascherina, beve e riparte a tutto gas, tra il delirio della folla.
Un’azione divenuta leggenda, che non gli impedisce di concludere vittorioso la frazione d’apertura con quasi mezzo minuto di vantaggio sul più diretto inseguitore. Mentre Carlqvist taglia il traguardo festante, dall’altra parte del tracciato c’è chi sta per realizzare qualcosa che tanti ritenevano solo utopia. Eric Geboers, dopo aver rimontato fino alla sesta piazza, tiene a bada gli ultimi velleitari attacchi di Kurt Nicoll, nonostante la foratura della ruota anteriore ne limiti il rendimento nelle battute conclusive. Quando giunge sul rettilineo finale scoppia la festa per Geboers, che viene immediatamente portato in trionfo dai numerosi supporters presenti. Eric leva le braccia al cielo, poi scuote la testa, pone la sua mano sul casco, quasi incredulo. E’ tutto vero, è campione del mondo della classe 500, per di più davanti alla sua gente. La seconda manche passa quasi in secondo piano e regala ancora la vittoria a Carlqvist, che può così concludere nel migliore dei modi la sua carriera sportiva, bissando il successo generale ottenuto nella Citadelle già nel 1983, anno del Titolo nella classe 500 davanti ad una leggenda come Andrè Malherbe.
E proprio Dedè conclude al meglio quella giornata: dopo aver patito il grave infortunio nel corso della Parigi-Dakar appena pochi mesi prima (incidente che gli ha causato la tetraplegia), l’ex campione del mondo riappare per la prima volta in pubblico. Eric Geboers, rivale di mille battaglie, dichiara apertamente che la presenza del connazionale è il più bel regalo che potesse ricevere e si complimenta con lo speaker che, nel corso della gara, ha menzionato lo sfortunato campiona belga. Da lì ne è scaturita un’ovazione spontanea da parte della folla presente, che ha dato la forza a Malherbe di mostrarsi nuovamente davanti a quei tifosi che tante volte lo ha incitato.
30 anni volati via come un battito di ciglio non hanno scalfito la memoria di quella doppia impresa entrata negli annali di questo sport. Rimane il rammarico di non poter celebrare questo anniversario con i due campioni protagonisti di quella giornata. Così non ci resta che immaginare Eric e Hakan che da lassù rivivono quel dì a Namur, quando il motocross si inchinò al loro cospetto, quello di due assi che con la loro passione divennero immortali.
Articolo by Matteo Portinaro
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